Chi bussa nuovamente alla mia porta? Soltanto io in
una fase in cui nuovamente non sarò a conoscenza di quanto sia debole senza i
miei ideali; risucchiato d’ogni energia osservo il mio assassino (difronte a me)
svuotarmi completamente l’anima, nonostante sia lui a torturami non posso
smettere di pensare che io c’entri qualcosa con questo scuro presagio. Perso
dinnanzi ai tomi proibiti del devasto, sarebbe stato meglio sapere piuttosto
che nascondere il nero trascorso, il passato è lo strumento con cui scriveremo
il futuro, saremo noi ad utilizzarlo e senza risulteremo come una penna senza
inchiostro, nient’altro che uno strumento lasciante solchi indecifrabili se non
da vicino, e quando sei naufrago non basta nemmeno un cannocchiale, e io
continuo quel percorso in dormiveglia dove riparo è sinonimo sia di vedere che
di sentire.
Cosa fa più male? Essere l’ombra di se stessi o
combattere fino a consumare i propri ideali? La realtà si infrange sugli scogli
della verità, tutto creato ad arte per manipolare i nostri recettori; un manico
fatto di lama infonde in me tale dolore da dover per forza sferzare colpi nel
vuoto, ecco cosa sono, quell’aria lacerata dal mio dolore fino a divenire molti
nulla, un foglio strappato e sparso nelle fiamme, posso salvare alcuni pezzi ma
non tutti, son parte di un incubo che più volte tentai d’eludere. Il bagliore
delle lingue di fuoco annerisce la mia anima accecandomi come dita sullo
spioncino; potrò mai fidarmi a tal punto da riaprire la porta a me stesso?
Vorrei salvare me stesso dal passato. Desidererei
uscire e scappare velocemente da questo vano buio ove le mura del dolore mi
schiaccio continuamente ma se dovessi anche solo affacciarmi son certo che,
erroneamente, farei entrare alcuni me, infettati ed inconsapevoli della pazzia
di un tempo immobile, che ancora non si rendono conto, salvi dalle promesse di
un futuro di cui ormai sono composti ma del quale ancora non sanno niente. Il
problema è proprio questo: non sanno niente… non so niente e non sarò liberato
dall’innocenza; chi è savio non frapponga rabbia ed oblio tra l’ignoranza e la
saggezza bensì instilli sapienza ed equilibrio, unici mezzi colleganti, ponti
verso l’infinito. Quindi, il sol modo per salvarmi dal passato è ascoltar quei
famosi sussurri e far conoscere ai me stesso del futuro di qual dolore son
reduci, aprire quella porta e far fluire luce cosicché io possa riposare nella
mente e nel cuore di chi sarò, lasciar che si versi il dolore in un recipiente
più grande chiamato esperienza.
In fondo dovrei armarmi di coraggio, fare la cosa
giusta, mi rimane pur sempre la possibilità di reagire e combattere e di
cambiare ogni cosa, respingere l’insana abitudine di commettere nuovamente gli
stessi errori, perché è di questo di cui si parla, alla fine si ricade nelle
stesse fosse e nello stesso modo, profonde come l’ultima volta che le si visitò.
Ormai l’imperativo è svegliarsi anche se la cosa più semplice non è questa, e
il terrore che tutto questo non avrà mai fine mi chiude la bocca; nonostante ciò
non verrà mai (più?) sigillato il mio cuore, parlerò cogli occhi, colle mani,
colla vita. Riunisco le forze e combatterò nuovamente per tutte le persone che
riuscirò ad essere.