Ci sono tipi di angoscia che
puoi spiegare solo a te stesso, quel qualcuno che ti capisce e ti mette alla
prova, colui che, anche se ti contraddice, ti spiega il perché. Proprio quando
sei in mezzo alla folla e ti senti unico e un po’ solo, ecco quello è il
momento in cui lo cerchi e lo trovi sempre sulla soglia della comprensione che,
con una torcia, illumina il buio della confusione, alla tua ricerca, per il tuo
aiuto. Spesso per arrivare ad uno spazio aperto, per “non” dire infinito,
bisogna passare per una fenditura stretta e fastidiosa, più che ad un’apertura
nel muro assomiglia ad un calvario, ove nemmeno il sudore ti aiuta a
lubrificare il passaggio, certe cose te le devi conquistare. Ci sono vette che
scali in “due” e non puoi far altrimenti, seppur la solitudine ti accompagna, qualcuno
ti parla. Talvolta prima di chiedere una mano alla vita lei necessita qualcosa
da te, un vivo sforzo, una promessa ineluttabile, bisogna
predisporsi al Positivo se si desidera esserne influenzati e pervasi, (“yeah
for a yeah life”), ed è lì che capisci che quella tappa va affrontata da sé per
poi ritrovarsi al di là dell’ostacolo. Tutto ciò rendere inutile ogni tensione,
focalizzarsi al superamento della valicabile barriera è un nemico a cui opporsi
senza l’aiuto di nessuno. Questi checkpoint, che altri non possono percepire,
lanciano richiami sconosciuti ed impercettibili al di fuori delle proprie
frequenze, non a caso esistono luci che solo il tuo cuore sa interpretare come
libri scritti in una lingua custodita unicamente dal tuo passato, assolutamente non
bisogna stupirti se nessuno riesce a leggerti in questo particolare momento, si
necessita di ulteriore pazienza al fine di agguantare l’obbiettivo. La solitudine
spiega l’unione cogli altri ma espone anche il solitario apprendimento, la vita
è un susseguirsi di percorsi parte dei quali richiede l’unione con se stessi e
quando si è decollati allora si volerà tutti assieme.
