Fuori piove e, quasi inevitabilmente, qualcosa mi
logora gocciolandomi dentro e lavandomi via ogni colpa mi uccide consumandomi nuovamente;
queste mura non crolleranno tonfando al suolo attirando così l’attenzione dei
molti, non accadrà, semplicemente spariranno e io sbiadirò nell’indifferenza
del silenzio. Questa mia pesante e densa accusa verso la società e le persone
che la compongano (io compreso) nasce dal fallimento di tutti nel tentativo di migliorarla,
è semplicemente infattibile, che la si voglia cambiare od assecondare si arriva
a cancellarsi giungendo a divenire tutti uguali nella nostra diversità, la
capacità di discernimento è spesso uno strumento utilizzato malamente, semmai
possa esistere un corretto utilizzo sono certo che non si tratta della strada
da noi intrapresa. La storia non cambierà, gli attori verranno sostituiti ma il
copione non muterà, indagando sui passi dei nostri sbagli ciecamente ne
ricalcheremo le orme, e se questo avesse nociuto una cerchia ristretta si
poteva parlare di singolarità, di qualcosa che sarebbe rimasto in disparte nel
lungo ed importante cammino dell’umanità, ma questo fenomeno colpisce tutti e
si tramuta in un macigno inamovibile collocato in un angusto passaggio. Direttamente
o indirettamente ognuno subisce la maledizione dell’inerzia, per quante energie
si possano profondere nell’utopica causa di far bene c’è sempre l’errore, c’è sempre
quel ticchettio che prima o poi penetra le difese disfandole e se questo non fa
rumore, se non riscuote interesse cadremo per non rialzarci più. Eppure non
riesco ancora a credere nell’esistenza dell’utopia, e nemmeno arrivo a comprendere
la verità di chi percepisce il giusto nel dolore e gli atti di difesa di un
sistema lungi dal essere veramente evoluto, annientiamo le nostre personalità
per un ingranaggio che ci opprime, da quand’è che risultare i migliori viene
considerato come un traguardo accettabile e definitivo? Siamo cotanto evoluti da
sapere che possiamo migliorare all’infinto e nel contempo stupidi da non
permetterlo, eppure basterebbe così poco… Ci limitiamo a venerare il superfluo
e questo mi fa male.giovedì 1 novembre 2012
L'INDIFFERENZA DEL SILENZIO
Fuori piove e, quasi inevitabilmente, qualcosa mi
logora gocciolandomi dentro e lavandomi via ogni colpa mi uccide consumandomi nuovamente;
queste mura non crolleranno tonfando al suolo attirando così l’attenzione dei
molti, non accadrà, semplicemente spariranno e io sbiadirò nell’indifferenza
del silenzio. Questa mia pesante e densa accusa verso la società e le persone
che la compongano (io compreso) nasce dal fallimento di tutti nel tentativo di migliorarla,
è semplicemente infattibile, che la si voglia cambiare od assecondare si arriva
a cancellarsi giungendo a divenire tutti uguali nella nostra diversità, la
capacità di discernimento è spesso uno strumento utilizzato malamente, semmai
possa esistere un corretto utilizzo sono certo che non si tratta della strada
da noi intrapresa. La storia non cambierà, gli attori verranno sostituiti ma il
copione non muterà, indagando sui passi dei nostri sbagli ciecamente ne
ricalcheremo le orme, e se questo avesse nociuto una cerchia ristretta si
poteva parlare di singolarità, di qualcosa che sarebbe rimasto in disparte nel
lungo ed importante cammino dell’umanità, ma questo fenomeno colpisce tutti e
si tramuta in un macigno inamovibile collocato in un angusto passaggio. Direttamente
o indirettamente ognuno subisce la maledizione dell’inerzia, per quante energie
si possano profondere nell’utopica causa di far bene c’è sempre l’errore, c’è sempre
quel ticchettio che prima o poi penetra le difese disfandole e se questo non fa
rumore, se non riscuote interesse cadremo per non rialzarci più. Eppure non
riesco ancora a credere nell’esistenza dell’utopia, e nemmeno arrivo a comprendere
la verità di chi percepisce il giusto nel dolore e gli atti di difesa di un
sistema lungi dal essere veramente evoluto, annientiamo le nostre personalità
per un ingranaggio che ci opprime, da quand’è che risultare i migliori viene
considerato come un traguardo accettabile e definitivo? Siamo cotanto evoluti da
sapere che possiamo migliorare all’infinto e nel contempo stupidi da non
permetterlo, eppure basterebbe così poco… Ci limitiamo a venerare il superfluo
e questo mi fa male.
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