Ciò
che per qualcuno appare un’alba per altri risulta essere un tramonto. Difficile
comprendere che il dolore disseta i dannati come complicato risulta concepire
che i medesimi siano ancora ignari del disegno diabolico al quale prendono
parte giornalmente e del quale dovranno rispondere; non credo nella loro buona
fede, di buono c’è soltanto che grazie a loro sono venuto a conoscenza dell’ombra
dei santi. Invece il mio tramonto sembra sempre troppo vicino, una stretta al
cuore fa esultare coloro i quali tali dolori li etichettano come normali, sani
e costruttivi, e noi da cosa differiamo dalle bestie? Una cannonata coma fa ad
essere classificata come terapeutica? Se certa gente risponderà dei loro danni
una volta terminata la loro vita presente, sembra ch’io stia già pagando… Uno
squarcio si slabbra fino a divenire sfondo, ritorto nel petto giace la carogna
a cui pochi han prestato ascolto, nemmeno dopo i lamenti, neanche dopo la
morte. Vorrei sapere quale sia mai stato il mio torto, colla dovuta
consapevolezza forse potrei sopportare questo macigno con più dedizione, colla
necessaria saviezza di chi sa che chi sbaglia paga. Qual’é la mia colpa? Sono
pronto ad ascoltar il verdetto nonostante ogni cosa ormai urla la mi ragione. Sono
disposto a comprendere i miei sbagli anche se, a questo punto, credo che sia la
vita che debba chiedermi scusa.

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