mercoledì 24 ottobre 2012

CHE SIA LA VITA A CHIEDERMI SCUSA

Ciò che per qualcuno appare un’alba per altri risulta essere un tramonto. Difficile comprendere che il dolore disseta i dannati come complicato risulta concepire che i medesimi siano ancora ignari del disegno diabolico al quale prendono parte giornalmente e del quale dovranno rispondere; non credo nella loro buona fede, di buono c’è soltanto che grazie a loro sono venuto a conoscenza dell’ombra dei santi. Invece il mio tramonto sembra sempre troppo vicino, una stretta al cuore fa esultare coloro i quali tali dolori li etichettano come normali, sani e costruttivi, e noi da cosa differiamo dalle bestie? Una cannonata coma fa ad essere classificata come terapeutica? Se certa gente risponderà dei loro danni una volta terminata la loro vita presente, sembra ch’io stia già pagandoUno squarcio si slabbra fino a divenire sfondo, ritorto nel petto giace la carogna a cui pochi han prestato ascolto, nemmeno dopo i lamenti, neanche dopo la morte. Vorrei sapere quale sia mai stato il mio torto, colla dovuta consapevolezza forse potrei sopportare questo macigno con più dedizione, colla necessaria saviezza di chi sa che chi sbaglia paga. Qual’é la mia colpa? Sono pronto ad ascoltar il verdetto nonostante ogni cosa ormai urla la mi ragione. Sono disposto a comprendere i miei sbagli anche se, a questo punto, credo che sia la vita che debba chiedermi scusa.

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