venerdì 15 novembre 2024

IMPUGNATURA COMODA


Ed ora ditemi voi quanto un uomo possa o debba sopportare prima di scoppiare, prima di fessurarsi irreparabilmente, prima di irrimediabilmente disintegrarsi, prima di divenire quel che non era e che non voleva proprio essere, prima di varcare quella soglia dalla quale difficilmente si ritorna integri, ed ora valutate di quanti disastri si necessita per comporre una tragedia. Ed ora ditemi voi quante vittime di questa società amorale e priva di valori siamo disposte ad accettare prima di reagire, società dimentica dell’integrità dell’umanità, che disimpara più velocemente di quanto le cose accadano. Ed ora ditemi voi la misura del disastro psicologico che la gente quotidianamente è costretta a subire ritenendolo coerente colle aspettative d’ognuno, come se altro non potesse accadere, come se la via della felicità debba essere cosparsa di chiodi a tre punte. Tutto perché ribellarsi è ritenuto sbagliato e più vizioso delle sevizie a cui quotidianamente prendiamo parte proprio perché non proferiamo parola. Mi chiedo quanto un’impugnatura comoda sia parte di un coltello ben affilato.

sabato 17 agosto 2024

SIAM POLVERE ED ARIA

 

Ben sento che consigliate senza dolore, sono io che soffro mentre voi pescate dalle vostre limpide vite consigli per persone che han cavalcato sentimenti diversi in differenti maniere. Siam polvere ed aria e voi soffiate su di me, ognuno dipinto con un pennello del tutto personale e dissimile. Apprezzo lo sforzo ma non l’arroganza, io non son voi! il mio dolore mi ricopre come un’acqua densa ed appiccicosa, viscoso come il miele ma tanto amaro da piegare i miei sensi, osservo con occhi ammaccati; saranno guaribili? Tornerò ad osservare la luce percependo la vita? Ben sento che non avete trasporto, spiegate la mia vita senza accomodarvi nel mio taxi, desiderate comprendere il mio presente senza sapere da dove sia passato e come ne sia uscito. “Reagisci” mi ordinate senza comprendere che per me, in questo momento, reagire può significare solo concimare il campo per il prossimo dolore. Reagite voi che ne trovate il senso, io ora osservo cosa sia meglio per la mia lisa e diafana vita, un telo lacero da cui protezione non sempre riceverò ed attraverso cui scruto quale altro certo colpo impatterà colla mia anima abbottata gonfiandola sino a rendermi irriconoscibile.

mercoledì 28 febbraio 2024

AVREI VOLUTO POTER DIRE

Avrei voluto poter dire “ne sono uscito forte”, invece, semmai si possa parlare di superamento, non posso dire d’essere migliorato, mi scopro ammaccato ed ho paura, se dovesse andare avanti poi di me non rimarrebbe altro che l’ombra, un vago sentore.

Non serve che io mi giri per capire e sapere di che morte morirò, un circolo vizioso alimentato da chissà quale odio mi trascina al suo interno mentre tento ancora vanamente e disperatamente d’uscirne; un sogno ricorrente il cui unico spettatore sono io

Son io a provare queste emozioni, son io a chiedere di smettere, son io soltanto che sento queste suppliche; son io forse che debba fare qualcosa di diverso e con maggior impatto? Già tanto ho fatto ma purtroppo accasciato a terra mi ritrovo, stordito dalle mie urla. È immancabilmente straziante capire che non riceverò alcun aiuto se non da me stesso ma nel contempo non basto, o meglio che non sono bastato. È giunta l’ora (da tempo) di cambiare ma non so dove volgere la mia attenzione, il mio cuore, il mio intuito. Non conosco altre armi di quelle già utilizzate. Che non riesca a discostarmi dall’odio? Forse non so accettare che sono io a provare questo odio, come una lama ferita. Gli effetti mi dicono, anche se i miei occhi no, che lascio continuamente le redini gli altri; non ne sono consapevole. Come posso acquisire questa consapevolezza senza passare dall’odio? Combatto per le ragioni sbagliate? 

Se dovesse andare avanti…

Ma andrà avanti, in un modo o nell’altro andrà avanti e devo assolutamente impedire che io scompaia nel mio dolore. Quest’ultimo non dovrà essere il mio bastone perché a sorreggermi necessariamente dovrà esser l’amore. Forse solo così riuscirò a spezzare questo maledetto circolo. Devo perdonare. Devo lasciar andare.

sabato 30 agosto 2014

SI VOLERÀ TUTTI ASSIEME



Ci sono tipi di angoscia che puoi spiegare solo a te stesso, quel qualcuno che ti capisce e ti mette alla prova, colui che, anche se ti contraddice, ti spiega il perché. Proprio quando sei in mezzo alla folla e ti senti unico e un po’ solo, ecco quello è il momento in cui lo cerchi e lo trovi sempre sulla soglia della comprensione che, con una torcia, illumina il buio della confusione, alla tua ricerca, per il tuo aiuto. Spesso per arrivare ad uno spazio aperto, per “non” dire infinito, bisogna passare per una fenditura stretta e fastidiosa, più che ad un’apertura nel muro assomiglia ad un calvario, ove nemmeno il sudore ti aiuta a lubrificare il passaggio, certe cose te le devi conquistare. Ci sono vette che scali in “due” e non puoi far altrimenti, seppur la solitudine ti accompagna, qualcuno ti parla. Talvolta prima di chiedere una mano alla vita lei necessita qualcosa da te, un vivo sforzo, una promessa ineluttabile, bisogna predisporsi al Positivo se si desidera esserne influenzati e pervasi, (“yeah for a yeah life”), ed è lì che capisci che quella tappa va affrontata da sé per poi ritrovarsi al di là dell’ostacolo. Tutto ciò rendere inutile ogni tensione, focalizzarsi al superamento della valicabile barriera è un nemico a cui opporsi senza l’aiuto di nessuno. Questi checkpoint, che altri non possono percepire, lanciano richiami sconosciuti ed impercettibili al di fuori delle proprie frequenze, non a caso esistono luci che solo il tuo cuore sa interpretare come libri scritti in una lingua custodita unicamente dal tuo passato, assolutamente non bisogna stupirti se nessuno riesce a leggerti in questo particolare momento, si necessita di ulteriore pazienza al fine di agguantare l’obbiettivo. La solitudine spiega l’unione cogli altri ma espone anche il solitario apprendimento, la vita è un susseguirsi di percorsi parte dei quali richiede l’unione con se stessi e quando si è decollati allora si volerà tutti assieme.

giovedì 21 novembre 2013

SPIRAGLIO TRA LE DITA

La curiosità è troppa, qualcosa ti spinge a creare uno spiraglio tra le dita della tua stessa mano che ti copre gli occhi, bisogna vedere ma a primo impatto la luce ti fende i pensieri e ne hai paura. Coloro i quali riusciranno a resistere, talvolta, scopriranno che ciò di cui avevano paura risulta essere semplicemente un altro motivo per gioire.