lunedì 2 aprile 2012

DISTANTE


PREMESSA
Quanto scritto non fa riferimento ad alcuno in particolare e nemmeno a nessun mio vissuto. Semplicemente lo si può ritenere una storia breve, un rapido ed intenso monologo, il dialogo di un personaggio di fantasia il quale intende farci capire che dietro ad ogni maschera c’è un volto scoperto.


 
Vidi il fumo uscirle dalla bocca e dalle narici come nuvole d'argento opaco colante verso il cielo; non lasciava presagire nulla di buono dato che, siccome ogni cosa di lei faceva trasparire arroganza come se ne fosse colma e traboccasse da ogni dove, non può essere ritenuto positivo un gesto dettato dal nervosismo piuttosto che dal piacere; e le dovevo parlare. Non era la velocità con cui gesticolava ad infastidirmi bensì la sottigliezza colla quale riusciva a far sentire ognuno insignificante solo con pochi movimenti mirati mentre la sigaretta tracciava intricati disegni nell’aria per poi svanire come ghiaccio al sole o come la voglia della sua presenza; e io le dovevo parlare. L’urgenza premeva in petto eppure, nonostante fosse dinnanzi a me, a pochi metri, la sentivo distante; dovevo dirglielo, glielo dovevo dire. Con quella sua odiosa maniera di mordere la vita non capiva che stava solo masticando la sua tremante coda, molto lentamente s’eclissava rendendo vane mille esperienze di una vita e questo mi faceva rodere dentro dato che in quei momenti io ero presente; in virtù della persona pura che sapeva essere non può coltivare vento; in nome dei momenti nei quali era la passione a brillare e non la rabbia a bruciare non ha diritto a rendere vano il sacro; un ardente dolore che investe noi disintegrando lei, ecco cosa risulta essere oramai, non è giusto e glielo dovevo dire.

Nessun commento:

Posta un commento